I marchi first-party stanno già affrontando una crisi di relazione con Amazon in questi ultimi mesi. Le trattative con Amazon sono diventate infatti molto più rigide. I brand che si trovano il più delle volte di fronte a richieste contrattuali non sostenibili economicamente. Il rifiuto di tali condizioni rischia di portare a CRAP manuale di prodotto e problemi di disponibilità all’utente finale.
L’impatto della decisione di Amazon sulle negoziazioni tra Brand e Amazon Vendor Managers
Negli anni diversi brand, animati da uno spirito da luna di miele con Amazon, hanno sottovalutato le negoziazioni annuali. Troppe concessioni e poche pretese hanno condotto a una compressione dei margini anno dopo anno.
Data la recente crisi di redditività, Amazon sta tentando di ridurre i propri costi. Il terreno di negoziazione per i Brand Vendor, dunque, si presenta molto più duro. Amazon è infatti cosciente del peso che esercita sui fatturati ecommerce dei brand; cancellando PO o cambiando quantità e frequenza degli ordini può influire pesantemente nelle negoziazioni con i venditori partner.
In un contesto di questo tipo, il taglio dei rapporti di Amazon con i distributori 1P porterà sicuramente un vantaggio ai brand, soprattutto di consumer packaged goods (CPG) e FMCG. Questi beneficeranno di un maggiore allineamento dei prezzi al consumo sui vari canali; questo fenomeno sarà ancora più evidente sulle referenze di fasce prezzo ridotte, spesso non profittevoli per Seller 3P. Allo stesso tempo però questa mossa esporrà molti brand a perdite (di fatturato, visibilità e rilevanza sul marketplace) in caso di modifiche o annullamento degli ordini in fase di negoziazione. Attualmente, infatti, durante queste situazioni critiche il prodotto viene comunque venduto dai distributori. Con questa modifica, invece, in caso di mancata disponibilità, potrebbe semplicemente diventare “non disponibile” sul marketplace.
Amazon gestisce sempre più le negoziazioni con i brand in modo fermo e senza troppe concessioni rispetto alla propria proposta iniziale per l’anno. Il danno rischia di essere ancora più forte su brand di medie e piccole dimensioni; queste realtà spesso non dispongono di un contatto diretto con Vendor Manager Amazon. Dovendo quindi affrontare una negoziazione di fatto con un algoritmo, i margini di manovra sono ancor più limitati.
Tutela dei produttori o più potere negoziale?
La scelta di Amazon non sembra andare nell’ottica romantica di proteggere maggiormente i brand ed elevare la qualità delle partnership 1P. Appare piuttosto una strategia che permette alla piattaforma di acquisire più potere negoziale. Oltre a ciò, Amazon trarrà benefici anche in termini di supervisione su prezzi e gestione dell’assortimento. I brand 1P che soffriranno meno saranno quelli che muoveranno l’ago della bilancia per Amazon; quelli che si dimostreranno (numeri alla mano) driver di traffico e profitti per Amazon.